Sulla scia di Bregovic, sono sempre più numerose le formazioni che scelgono un repertorio popolare a cavallo fra i generi

La mia banda suona il rock, e non solo

I giovani musicisti dal conservatorio alla piazza con strumenti tradizionali

di FABRIZIO ZAMPA

ROMA. Se Goran Bregovic e la sua Wedding and Funerals Band non avessero suonato in mezzo mondo la musica che nel loro paese accompagna i matrimoni, i funerali e le altre feste vissute dalla gente normale, mezzo mondo non si sarebbe accorto di quelle migliaia di bande di ottoni che esistono in ogni paese ma operano quasi in disparte, nelle feste di piazza, nei concerti ai giardini pubblici o nei dopolavori. E lo stesso vale per la splendida Kochani Orkestar (che nessuno si sarebbe gustato se Vinicio Capossela e altri cantautori non l’avessero scritturata per dischi e tour), per le formidabili Voci Bulgare (in Italia il primo a scoprirle fu Elio, che le usò nel lontano 1992 per l’album Rum Casusu Cikti) o per certa musica cubana doc come il bolero e il son del novantaquattrene Compay Segundo, che pochi avrebbero conosciuto se Wim Wenders non avesse girato un cult movie come Buena Vista Social Club.
Questa lunga premessa serve per parlare delle nuove bande spuntate in Italia negli ultimi anni, che sono divertenti, moderne, trascinanti e soprattutto piene di vita e di energia. Formate da musicisti giovani che spesso vengono dal conservatorio ma ascoltano e assorbono tutto, dal rock al jazz, dalla canzone d’autore al punk, alla musica africana o balcanica, hanno un repertorio veramente popolare (da un lato è figlio della tradizione, nostra e di altri paesi, dall’altro esplora mille generi e offre brani capaci di smuovere grazie alla loro energia anche i ragazzini abituati all’elettronica e al drum’n’bass delle discoteche) e schierano trombe, sassofoni, tromboni, clarinetti, flicorni, bombardini, flauti, fisarmoniche, grancasse e percussioni di ogni tipo.
Volete subito un po’ di nomi che già da soli sono tutto un programma? A Roma ci sono la Titubanda, la Mosbanda e il Dragan Trio, a Milano gli Ottoni a Scoppio, a Firenze i Fiati Sprecati, a Bologna la Banda Roncati, e in giro per l’Italia stanno pian piano cambiando volto anche diverse formazioni “classiche”, come quelle dei vigili urbani, dei carabinieri o delle aziende turistiche, che ora muovono verso tendenze più avanzate. Le nuove bande sono un vero work in progress, allargano ogni giorno i loro orizzonti e suonano di tutto, dai classici ai brani latinoamericani, dalle cover dei Beatles alle composizioni originali, dalla musica klezmer e dell’est europeo a pezzi etnici o canzoni di De Andrè e di Carosone. La Mosbanda offre un revival della musica popolare, contaminata e non, dal medioevo a oggi, mentre i Dragan si muovono fra Balcani e klezmer. E tutti continuano a suonare soprattutto nella loro sede naturale, cioè la strada, dove le performance quasi sempre gratuite ser
vono a raccogliere i fondi per le spese e per i viaggi.
Le bande infatti si muovono molto, in Europa e in particolare nei Balcani. «L’estate scorsa abbiamo suonato a Dubrovnik, Mostar, Serajevo e Guca, insieme a musicisti dei Fiati Sprecati e degli Ottoni a Scoppio, passando per atmosfere completamente diverse, dalle piazze agli orfanotrofi pieni di bambini ? dice Roberto, sassofonista di Titubanda. ? E’ stata un’esperienza straordinaria, sia dal punto di vista musicale che umano e culturale». Le formazioni italiane non sono le sole a muoversi tra festival e raduni: esiste una sorta di network europeo che tiene in contatto le varie orchestre, come quelle balcaniche, la banda francese del Front Musical d’Intervention, la tedesca Express Brass Band e così via.
Energia musicale, libertà, voglia di nuove esperienze, amicizia fra i componenti: sono queste, insieme all’abilità degli strumentisti, le molle che tengono insieme le bande. «La spinta me l’ha data la possibilità di suonare con altre persone, perché la musica è più bella quando non la fai da sola», dice Maddalena, trombettista della Titubanda che ha cominciato studiando il pianoforte. E lo slogan dell’orchestra, “mille note per la libertà”, è lo stesso che lega la maggior parte delle altre formazioni.
Dove trovare le bande in concerto e dove comprare i loro dischi? Basta un’occhiata ai siti, da quello di Controchiave (www.controchiave.it, è l’associazione che tiene in contatto molte formazioni e che a febbraio farà a Roma, a Testaccio, il raduno Sbandata Romana) a quello di Titubanda (www.titubanda.it) che offre tutti i link ai siti delle altre orchestre, dagli Ottoni a Scoppio in poi. Le bande, insomma, sono in piena escalation, e chi fa buona musica se ne accorge ogni giorno di più. Nel prossimo album degli Avion Travel Sogno biondo che esce all’inizio del 2003, per esempio, con loro c’è una banda di trenta elementi, tutti giovani studenti del Conservatorio di Bari che suonano trombe, sassofoni, tromboni, clarinetti, corni, eufoni, bassituba e chi più ne ha più ne metta. Niente male, vero?